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Ravioli e Ricordi – Capitolo 2

 
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Mollare tutto e ripartire da zero

Era l’autunno del 2008 quando decidemmo in un secondo, un attimo dopo averla vista, di fare de La Taverna prima la nostra casa, poi un ristorante.

Spesso avevamo fantasticato sul vivere a contatto con la natura, lontano dal traffico e se anche tu almeno una volta ci hai pensato, mi puoi capire.

Mollare tutto e ripartire da zero, questo era il senso, eliminare il superfluo e riappropriarsi della semplicità delle cose vere, semplici, fatte con le mani, a misura d’uomo. Ripartire vivendo della nostra comune passione: La Cucina degli Antichi Sapori.

Eh si perché la cucina non era solo una comune passione, ma un atto d’amore.

Fare assaggiare l’uno all’altra le proprie creazioni era come scambiarsi ogni volta il primo bacio.

E chi veniva a pranzo e a cena da noi lo percepiva, così la Cucina degli Antichi Sapori, soprattutto nella sua espressione per noi più pura: i ravioli fatti in casa, diventava un mezzo per riunirsi, parlare e confrontarsi, conoscersi e crescere.

Era un po’ quello che succedeva con le nostre nonne quando si alzavano di buon’ora per preparare o tûcco e tu ancora sotto le coperte cullato dai rumori della cucina e dal profumo di rosmarino e aglio, restavi a pigronare un altro po’ pregustando una domenica fatta di cose buone, amore e serenità.

Si, la cucina è un atto d’amore prima ancora di diventare arte, show o business.

Noi volevamo vivere di quello, trasmetterlo, insegnarlo, tramandarlo come ci è stato tramandato.

Non possiamo dire che sia stato facile il percorso, ma la decisione è arrivata in un lampo.

Ora viviamo nella mansarda de La Taverna dove in questi anni abbiamo messo a nanna i nostri tre figli e abbiamo risvegliato i nostri sogni. Proprio dalla mansarda di questa baita abbiamo scritto nuove regole e la prima, in fatto di ristorazione, è: Niente Fronzoli, Tutta Sostanza.

Ma della nostra cucina te ne parlerò più avanti…

Hai letto fin qua ritagliandoti qualche minuto dai tuoi impegni senza buttare il libro nel bidone della carta e questo significa che vedi le cose un po’ come le vediamo noi. Quindi cosa aspetti?

Prima di andare avanti nella lettura…

Spegni il traffico e accendi la tua voglia di Ravioli, Sogni e Antichi Sapori… e mettiti comodo perché è proprio di Ravioli, Sogni e Antichi sapori che ti voglio raccontare, ma prima è meglio che ti dica qual è stata la nostra prima preoccupazione.

 
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Ravioli e Ricordi – Capitolo 1

 
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Se ti dicono che sei uno squilibrato…

…Forse lo sei davvero! Magari anche tu qualche volta hai fantasticato di mollare tutto e iniziare una nuova vita, magari lo stai pensando anche in questo momento.

Ok, in questo caso ti do il benvenuto nel circolo dei malati cronici di sognopatia acuta, ma non preoccuparti, non c’è una cura, tu continuerai a sognare e il solo rischio è quello di provare un po’ di vertigine prima di spiccare il volo!

Forse sei stanco della tua routine, o percepisci che per te ci debba essere qualcosa di più al di là delle abitudini e dei giorni tutti uguali.

Beh, può essere che tutto questo non ti porti ad imboccare la statale 45, sognando ad occhi aperti con un quarto di serbatoio nella Fiat Multipla e tua moglie che sospirando si arrende all’evidenza di aver sposato uno squilibrato…

Ma magari anche tu vuoi allontanarti da un contesto che ti crea insoddisfazione o sofferenza.

Oppure vuoi migliorarti e migliorare la tua vita.

Magari non hai ancora deciso, ma sai che prima o poi lo farai… non prendere la SS45, ma mollare tutto per cambiare.

Ricominciare, buttarsi, cadere o volare.

Beh, io ho avuto la fortuna di poterlo fare.

Ho potuto prendere e partire tra i sospiri di rassegnazione che si alternavano ai sorrisi confortanti di Laura, mia moglie e compagna di avventure.

L’ho potuto fare anche tra i meno confortanti, ma sempre affettuosi: “Ma tu non sei normale!” E “Hai picchiato la testa da piccolo!” di mia madre.

Ho avuto la fortuna che incoscienza e determinazione, unite ad una strana congiunzione di astri e ad un pizzico di follia, mi abbiano permesso di guardare il mondo da una diversa prospettiva e mi abbiano convinto di poter cambiare la mia vita per sempre.

Quello che molti sognano, ma spesso non riescono ad attuare, io l’ho fatto, l’ho fatto eccome, ma non da solo.

Non avrei mai potuto realizzare questo grande sogno se non avessi avuto al mio fianco ad accompagnarmi, ma spesso dietro a spingermi o davanti a trainarmi, mia moglie Laura che, sempre rassegnata di aver sposato uno squilibrato, con me ha condiviso ogni difficoltà e ogni successo, ogni partenza ed ogni traguardo.

L’ho fatto con lei e per lei e non tornerei mai più indietro! Ma come è iniziato questo nostro viaggio verso il cambiamento?

Una baita in un bosco di castagni

Nasce tutto un bel po’ di anni fa, qui tra i monti della Val Trebbia, era l’autunno del 2008…

Da tempo ormai la vita di città ci stava un po’ stretta. Sentivamo il bisogno di aria pura, semplicità e spazi aperti per noi e per i nostri 3 figli, Samuele, Gabriele e Rachele.

Avevamo un lavoro sicuro, una casa ristrutturata, cari amici intorno e ci dedicavamo al volontariato con i ragazzi della parrocchia, ma qualcosa ci diceva che dovevamo andare oltre…

Avevamo fatto la scelta di lavorare in ambito sociale, dovevamo farci bastare lo stipendio, questo è vero, ma eravamo felici di poter essere di aiuto ai dimenticati, ai poveri, agli “ultimi” come vengono definiti da quel mondo del volontariato un po’ fighetto che non ci appartiene più, mentre ancora ci appartiene più che mai il mondo del volontariato fatto di chi si sporca le mani in prima linea senza secondi fini.

Ma in quegli anni eravamo felici e onorati di appartenere a quell’ambiente in cui, così almeno credevamo, i grandi valori segnavano la rotta, fino a quando… non fu la rotta a segnare noi!

Abbiamo capito presto che, non erano più quei valori, per noi sacri, a tracciare il cammino, ma altre dinamiche meno sacre, meccanismi e ingiustizie di cui non volevamo essere complici.

Forse proprio per questo quel giorno imboccai la 45 è dissi a Laura:

“Vediamo se troviamo quella baita di Rovegno…”

“Ma quale baita?”

“Quella in Val Trebbia che abbiamo visto sull’annuncio…”

“Ma dobbiamo riprendere i bambini dai nonni… è lontano, ci vorrà più di un’ora!”

“Ma che lontano, è vicino a Torriglia, ci vorrà mezz’oretta”.

Ok, ok, lo so, di solito la racconto in quest’altro modo:

Un giorno, mia moglie Laura ed io (Luca), durante una gita in Val Trebbia, ci imbattemmo in un grande chalet immerso nei boschi di Rovegno, in località Fontanelle. Fu amore a prima vista. […]

Ok, questa è la versione breve leggermente edulcorata.

In realtà la gita, è stata un po’ forzata, la mezz’oretta è diventata un’ora e mezza, dopo la galleria di Ponte Trebbia ci siamo trovati in mezzo alla neve e Laura continuava guardarmi con quell’espressione tipo:

“Te l’avevo detto che era distante e che ora ci perdiamo in mezzo alla neve e che i nonni si preoccupano e poi dobbiamo spiegare loro che siamo andati a cercare una baita in Val Trebbia che non sanno nemmeno dov’è la Val Trebbia e tantomeno che vogliamo lasciare il lavoro e aprire un ristorante

Mentre io facevo finta di avere tutto sotto controllo anche se non avevo la più pallida idea di dove cavolo fossimo finiti, dicevo:

“Dev’essere dietro quella curva”

Occhiata di Laura.

“No, no, c’è una salita e…”

Occhiata.

“Guarda…”

Occhiata.

“…”

Occhiata.

Ma poi ce la trovammo davanti.

Quando vedemmo il tetto coperto di neve, il camino fumante, le finestre illuminate…

Fu veramente amore a prima vista!

Ricordo che guardai Laura e pensai:

“Qui possiamo veramente ripartire da zero”.

 
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Ravioli e Ricordi – Prologo

 
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“Questo non è solo un libro. È un viaggio. E vorrei farlo con te.”

Un Viaggio di Vita e di Ravioli

Hai mai sentito che non stai vivendo la vita che vorresti?
C’è un momento in cui ti fermi e ti chiedi:
“È davvero questa la strada che voglio continuare a percorrere?”

Io e mia moglie Laura, qualche anno fa, ci siamo fatti proprio questa domanda. E invece di rispondere con la testa, abbiamo seguito il cuore.
Abbiamo lasciato tutto e ci siamo buttati in un’avventura che avrebbe potuto sembrare una follia – e forse un po’ lo era.
Un ristorante sperduto in Val Trebbia, una Multipla, un quarto di serbatoio e una montagna di sogni.

Da lì è cominciato tutto.

Laura e Luca sulla multipla verso la Val Trebbia

Abbiamo affrontato problemi, paure, soldi che non c’erano, notti insonni e giorni pieni di farina, pentole e ravioli artigianali.
Abbiamo sbagliato, imparato, pianto e riso. E passo dopo passo, cucchiaio dopo cucchiaio, abbiamo costruito qualcosa che non è solo un ristorante, ma un modo di vivere, un modo di cucinare, un modo di resistere e rinascere.

Ed è proprio questa storia che voglio raccontarti.

Perché Scrivere un Libro?

Perché ogni volta che ne parlo con qualcuno, mi sento dire:
“Dovresti scriverci un libro.”
E questa volta ho deciso di ascoltare.

Ma non voglio scriverlo da solo.
Lo voglio scrivere insieme a chi ci ha seguito, a chi ci ha conosciuti lungo la strada, a chi ci ha scoperti grazie ai nostri ravioli fatti in casa o ai nostri post un po’ folli.
E anche con chi magari oggi ci legge per la prima volta e dice:
“Aspetta… questa storia mi somiglia.”

Ravioli Paganini al Tocco

Come Puoi Partecipare

Pubblicherò capitoli, bozzetti, pezzi sparsi.
Li troverai qui, nel blog, sui social, magari anche su una tovaglietta un giorno.

Li condividerò con te così come vengono: imperfetti, veri, in divenire.
E tu potrai:

  • lasciare un commento
  • dirmi cosa ne pensi
  • suggerire un titolo
  • condividere un tuo ricordo
  • farmi una domanda che merita un capitolo

Ogni feedback è benvenuto.
Ogni spunto può diventare una pagina.
Ogni emozione condivisa è una pagina che scriviamo insieme.

Cosa Troverai in Ravioli e Ricordi

Troverai verità.
La nostra. Quella cruda, impastata e servita col cuore.
Troverai ravioli (tanti), ma anche persone, scelte difficili, risate, rovesci, piccoli miracoli e grandi errori.
Troverai una vita vera, cucinata lentamente, come si faceva una volta.

E forse, se ti riconoscerai in un pezzo, sentirai di essere parte anche tu di questa storia.

Perché questo libro è per chi sogna.
Per chi ha mollato tutto.
O per chi non ha ancora trovato il coraggio, ma sa che prima o poi lo farà.

Pronto a Partire?

Allora mettiti comodo.
Sta per iniziare un viaggio fatto di farina, incoscienza, amore, ravioli artigianali, pandolci, tocco alla genovese, tempeste, vinelli locali e profumo di casa.

E se ti va, scriviamolo insieme.
Capitolo dopo capitolo.

🙏 Grazie per essere qui. Benvenuto in Ravioli e Ricordi.

La famiglia: Laura, Luca, Rachele, Gabriele e Samuele

 
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Un pranzo speciale con Virgilio Pronzati

Un pranzo speciale con Virgilio Pronzati: quando tradizione e innovazione si incontrano nei ravioli artigianali

Nel cuore della Val Trebbia, alla Taverna Val Trebbia, abbiamo avuto il piacere di ospitare un vero maestro della cultura enogastronomica: Virgilio Pronzati. Giornalista, esperto di vino e raffinato conoscitore della cucina ligure, Pronzati è stato nostro ospite grazie all’invito del sommelier Riccardo Parodi, dell’antica macelleria di famiglia Becchetto di Pegli. Riccardo, estimatore della nostra cucina, ha ritenuto che il nostro lavoro fosse all’altezza di un palato così esperto e appassionato.

L’esperienza di un pranzo tutto a base di ravioli artigianali

Il nostro menù dedicato a Pronzati è stato un viaggio attraverso i ravioli artigianali, simbolo della nostra filosofia culinaria: partire dalla tradizione per innovare senza mai tradirne l’anima. Fin dall’inizio, è rimasto colpito dalla varietà della nostra proposta e dalla cura nei dettagli, tanto da suggerire sorridendo: “Potresti fare solo ravioli e chiamare il ristorante ‘Il Raviolo’.” Un complimento che ci ha reso orgogliosi del nostro impegno.

Dall’antipasto al dolce: un percorso tra sapori e storia

Il pranzo si è aperto con il nostro Crispy Ravioli Mix, un piatto che ha saputo sorprenderlo sia per il gusto che per l’idea: 15 tipi diversi di ravioli in versione fritta, croccante e sfiziosa, accompagnati da un calice di Ortrugo fresco e frizzante. Lo ringraziamo per aver colto il legame tra questa proposta e la storia dei ravioli, apprezzandone la rivisitazione moderna.

A seguire, i Classici Ravioli Zena al Tocco hanno conquistato il suo palato grazie alla sottigliezza della sfoglia, all’equilibrio del ripieno e alla nostra interpretazione del tocco alla genovese, rispettosa della tradizione ma con una nota di carattere.

L’esperienza è continuata con i Ravioli del Borgo, realizzati con sfoglia all’ortica e ripieno di Preboggion, il celebre misto di erbe selvatiche tipico della Liguria, condito con la nostra salsa alle nocciole della valle. Siamo felici che abbia colto il nostro intento di portare nel raviolo le ricette della cucina storica.

I Ravioli ripieni di carne di cinghiale con sfoglia al pomodoro e funghi porcini hanno trovato il loro abbinamento perfetto con il Gutturnio fermo delle Cantine Campana, vino che Pronzati ha elogiato per la qualità e la cura con cui viene prodotto. Lo ringraziamo per aver valorizzato la nostra scelta di collaborare con produttori d’eccellenza.

Infine, per chiudere in dolcezza, i nostri Ravioli Cremellotti – ripieni di ricotta e crema pasticcera, con sfoglia alla cannella, crumble croccante, cioccolato fuso e ciuffi di crema pasticcera – hanno concluso il percorso lasciando un ricordo goloso e appagante.

Un’esperienza che lascia il segno

Il pranzo si è concluso con un caffè e la nostra grappa alla nocciola, apprezzata per il suo gusto aromatico e non troppo dolce. Pronzati ha voluto prendere appunti per scrivere un articolo e ha scattato una foto con noi, lasciandoci parole di grande apprezzamento per la cucina, l’ambiente e l’esperienza complessiva.

Ha sottolineato il valore dell’utilizzo di ingredienti locali, l’equilibrio dei sapori e la creatività che caratterizza ogni piatto, evidenziando come la nostra cucina riesca a soddisfare il palato di chi si siede a tavola. Ricevere un riconoscimento simile da un esperto come Virgilio Pronzati è la conferma che il nostro impegno nel promuovere i ravioli artigianali della Val Trebbia è la strada giusta.

👉 Vuoi scoprire di più sulla nostra filosofia e i piatti che hanno conquistato Virgilio Pronzati? Vieni a trovarci o prenota un tavolo alla Taverna Val Trebbia! Non vedo l’ora di farti vivere la nostra esperienza di gusto tra tradizione e innovazione.

Un abbraccio
Luca Pirrello (Capobanda)

Ravioli artigianali, Salsiccia e Solidarietà: La Tua Festa di Fine Estate a La Taverna Val Trebbia

Ti immagini a La Taverna Val Trebbia, nel cuore della Val Trebbia, mentre il sole scalda il giardino e l’aria è pervasa dal profumo dei Ravioli Zena al Tocco? Sei arrivato con il sorriso, pronto a trascorrere una giornata indimenticabile, grazie ai sapori genuini dei nostri Ravioli Fatti in Casa e alle salamelle alla brace.

Tra un boccone e l’altro, hai condiviso momenti di gioia con amici e familiari, immerso in un’atmosfera di allegria e convivialità. Ma ciò che ha reso davvero speciale questa giornata è stata la solidarietà dimostrata da tutti voi, i nostri Amici di Forchetta. Jessica e Fabietto, all’inizio della loro avventura qui a Rovegno, hanno visto il loro magazzino distrutto da un incendio. Grazie al tuo contributo, possono ora guardare al futuro con speranza e forza, sapendo di non essere soli.

Cambiare il Mondo a Colpi di Ravioli Artigianali

Non è stata solo una festa, ma un’occasione per fare la differenza. La nostra missione, “Cambiare il mondo a colpi di Ravioli”, non è solo uno slogan. Crediamo nel potere del cibo per unire le persone, e ogni piatto che prepariamo racconta una storia di tradizione, passione e solidarietà.

Una Nuova Stagione, Nuove Emozioni

Con l’arrivo della stagione dei funghi, è il momento perfetto per tornare e vivere nuove esperienze culinarie. Ogni piatto della nostra Cucina Tradizionale della Liguria ti farà rivivere quella stessa magia. Hai già provato i nostri Ravioli della Val Trebbia in versione autunnale? Prenota il tuo tavolo e scopri un’altra Esperienza Culinaria Unica.

Allora cosa aspetti!? Non rischiare di rimanere fuori!

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La Taverna Val Trebbia su Italia1 – Terzo Appuntamento

La Taverna Val Trebbia torna su Italia Uno: il nostro terzo appuntamento su Studio Aperto Mag

Siamo tornati per la terza volta su Studio Aperto Mag di Italia Uno, portando con noi nuove ricette e tanta passione per la Cucina degli Antichi Sapori. Questa volta abbiamo presentato quattro ricette uniche che raccontano storie di tradizione e territorio: i Ravioli del Rustico, i Ravioli dei Caruggi, i Ravioli del Casaro e i Ravioli Bikers.

Le nostre ricette in trasmissione

  1. Ravioli del Rustico: Questi ravioli sono un omaggio ai prodotti del territorio della Val Trebbia, in particolare i funghi porcini e le patate. La patata quarantina, tipica di questa valle, è protagonista di una grande sagra locale: la Festa della Patata, che si tiene ogni anno a Rovegno. I Ravioli del Rustico sono nati proprio per celebrare questa festa durante il nostro primo anno di gestione.
  2. Ravioli dei Caruggi: Un tributo all’atmosfera dei vicoli di Genova, i caruggi, con i loro contrasti di luci e ombre. La sfoglia al cacao rappresenta il buio dei caruggi, mentre il ripieno di stracotto alla genovese, cotto nel tradizionale tucco, celebra uno dei piatti più antichi e tipici della città.
  3. Ravioli del Casaro: Questi ravioli vogliono esaltare i prodotti della valle, come il latte di capra. Dalla figura del casaro, che si occupa della lavorazione del latte, prende il nome questa ricetta, che offre un piatto vegetariano delizioso con una sfoglia alla barbabietola e un ripieno di formaggio di capra e radicchio rosso.
  4. Ravioli Bikers: Dedicati ai nostri tanti amici motociclisti che ci visitano dopo aver affrontato le curve della SS45. Ripieno casereccio di salsiccia cotta nella birra, patate e ricotta, racchiuso in una sfoglia bicolore aromatizzata alla curcuma e agli spinaci, questi ravioli sono conditi con una riduzione di birra artigianale, creata in collaborazione con un birrificio locale.

Un’esperienza indimenticabile

Delle tre partecipazioni, questa è stata sicuramente la più bella a livello umano. Ormai in confidenza con la troupe, abbiamo pranzato insieme dopo le riprese, scambiandoci aneddoti di cucina, storie di vita e racconti di personalità incontrate nel corso dei nostri percorsi. Immersi nella Cucina degli Antichi Sapori, con i nostri ravioli a fare da protagonisti, è stato come un pranzo di famiglia in un giorno di festa.

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La Taverna Val Trebbia su Italia1 – Secondo invito

La Taverna Val Trebbia torna su Italia Uno: un viaggio nei sapori della tradizione

Siamo tornati su Studio Aperto Mag di Italia Uno per una seconda puntata! Dopo il successo del primo episodio, la redazione ha voluto approfondire il nostro mondo di sapori, tradizioni e ricette uniche. Questa volta, abbiamo presentato tre nuovi piatti, i Ravioli del Borgo, i Ravioli di Cinghiale e i Ravioli al Basilico, ognuno legato alla tradizione locale e alla nostra filosofia di Cucina degli Antichi Sapori.

Le nostre ricette in trasmissione

  1. Ravioli del Borgo: Questa ricetta affonda le sue radici nel XIII secolo e deriva dall’antica tradizione ligure del Preboggion, un misto di erbe spontanee. La nostra interpretazione vede una sfoglia all’ortica e un ripieno di Preboggion e ricotta. Li condiamo con la nostra salsa di nocciole o il tradizionale Tucco alla genovese. Il Preboggion era utilizzato per zuppe e frittate, e nelle corti rinascimentali divenne il ripieno di pasta, come i pansoti in Liguria. Dopo aver studiato e confrontato diverse ricette antiche, abbiamo creato la nostra versione che ti invitiamo a provare!
  2. Ravioli di Cinghiale: Questi ravioli sono il nostro omaggio al territorio della Val Trebbia, con i suoi boschi ricchi di funghi porcini e cinghiali selvatici. Prepariamo una sfoglia al pomodoro, con un ripieno di carne di cinghiale marinata e condita con vellutata di porcini. Il sapore di questi ravioli celebra la natura della nostra valle.
  3. Ravioli al Basilico: Con una sfoglia bicolore classica e agli spinaci, il ripieno è a base di ricotta e basilico, un omaggio al pesto genovese, simbolo della Liguria. Conditi con pomodorini freschi saltati in padella con olio extravergine di oliva, questi ravioli offrono un piatto fresco e leggero che evoca i sapori della Genova delle nostre nonne.

Il ritorno in trasmissione: una conferma del nostro lavoro

Se la prima volta è stato un episodio emozionante e di grande orgoglio, essere stati richiamati per una seconda puntata è stata una vera conferma. Abbiamo suscitato interesse nella redazione di una trasmissione che si occupa di ristorazione, tradizione e prodotti locali. Ci siamo sentiti i portabandiera della tradizione e della Cucina degli Antichi Sapori, avendo l’opportunità di far conoscere in tutta Italia la nostra realtà e il nostro amore per i ravioli, simbolo della cucina delle nostre nonne.

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La Taverna Val Trebbia su Italia1

Un onore nazionale e un viaggio tra i Ravioli nei sapori della tradizione

Abbiamo avuto l’onore di vivere un momento di grande soddisfazione: La Taverna Val Trebbia è apparsa su Studio Aperto Mag, trasmissione del noto gruppo Mediaset su Italia Uno! Questo momento speciale lo dobbiamo a voi, ai vostri passaparola, ai like e alle meravigliose recensioni che ci lasciate ogni giorno. GRAZIE di cuore! ❤️

Il giornalista Francesco Mortola e la sua troupe sono venuti a trovarci per girare un servizio su tre delle nostre ricette di ravioli più amate: i Ravioli Antica Val Trebbia, i Ravioli Zena al tocco e i nostri particolari Ravioli Baita. Ogni piatto ha raccontato una storia e ha portato un pezzo della nostra tradizione sulle tavole italiane. Vi raccontiamo un po’ di più su queste ricette che ci stanno tanto a cuore.

Le nostre tre ricette di ravioli amate da tutti

  1. Ravioli Antica Val Trebbia: una ricetta che risale ai primi del ‘900. Le donne della Val Trebbia, che lavoravano nelle risaie del Pavese, venivano spesso pagate con sacchi di riso. Avendo questo ingrediente in abbondanza, lo utilizzavano per il ripieno dei loro ravioli, insieme a salsiccia, bietole e formaggio grana, racchiusi in una sfoglia di spinaci. Questo piatto, che unisce sapori antichi e risorse locali, racconta la storia della nostra valle e delle sue tradizioni.
  2. Ravioli Zena al tocco: un classico genovese, preparato con uno stracotto di manzo, borragini selvatiche e conditi con il “Tocco alla genovese”, un sugo tradizionale che cuoce a fuoco lento per ore. Ogni boccone è un viaggio nei sapori antichi della nostra terra.
  3. Ravioli Baita: una nostra creazione unica, ispirata alla baita in legno che ospita La Taverna. Ripieni di ricotta, speck e formaggi locali, conditi con una besciamella leggera, questi ravioli portano un tocco di Val Trebbia e Trentino sul piatto.

Dietro le quinte con Mediaset

L’esperienza di lavorare con Italia Uno è stata impegnativa, ma anche estremamente gratificante. Francesco Mortola, colpito dalla varietà del nostro menù e dai tanti tipi di ravioli che offriamo, ha voluto conoscerci di persona e documentare il nostro lavoro. Le riprese, condotte con la cucina già in fermento per il servizio del pranzo, sono state un’esperienza intensa, ma il mio staff, sempre professionale ed efficiente, ha reso il tutto memorabile.

Dopo aver concluso le riprese, tutta la troupe si è seduta a tavola con noi per gustare i ravioli che avevamo appena preparato. È stato un momento di condivisione speciale, mentre i nostri clienti, incuriositi dalle telecamere, si godevano il pranzo e ci chiedevano dei dettagli sulle riprese.

La nostra missione: Cambiare il mondo a colpi di ravioli

Essere notati da un’importante trasmissione nazionale è stato sicuramente un grande traguardo personale, ma la vera soddisfazione è poter trasmettere a un pubblico ancora più vasto la nostra passione. Da anni ci impegniamo a riscoprire le ricette della tradizione e a creare nuove esperienze culinarie che possano far rivivere quei momenti di famiglia, con piatti fatti a mano e con amore. Il nostro obiettivo? Cambiare il mondo, un raviolo alla volta.

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Non sentire la catena

Di @CesareLombardo  

Ph.@MarcoKanobelj 

Se avete gambe allenate, polmoni capienti e tanta passione ecco un itinerario cicloturistico da dieci e lode: quello che chiamiamo l’anellone delle Valli dell’Aveto e del Trebbia. Dove siamo? In Liguria, ovviamente, ai confini di quel territorio cosiddetto delle “Quattro Provincie” di Genova, Piacenza, Pavia e Alessandria che, delimitato dapprincipio sulla base della condivisione di tradizioni popolari legate a musiche e danze, si è poi esteso a un’accezione storico-geografica e, per quel che ci riguarda, anche escursionistica. Ma procediamo con ordine, perché i chilometri che ci aspettano sono già tanti e non conviene mettere troppa carne al fuoco, soprattutto se è quella dei nostri polpacci. Partiamo da Genova, così non ci sbagliamo e puntiamo decisi verso la Riviera di Levante

attraversando l’una dopo l’altra tutte quelle località che hanno sapore di sale e di mare: Bogliasco, Pieve Ligure, Sori, Recco, Camogli, Rapallo, Zoagli per giungere finalmente a Chiavari, dopo circa 35 chilometri e un paio di asperità, rappresentate dal Passo della Ruta e dalla salita delle Grazie. Lungo questo tragitto ci saremo fermati in una a caso delle località sopraddette per una colazione a base di focaccia (buttatevi pure in un forno qualsiasi, non c’è pericolo di restare delusi) e in un paio di punti panoramici per i selfie di rito: noi suggeriamo la vista che si gode su Genova e il Ponente ligure da Ruta di Camogli, nonché quella sul Golfo del Tigullio sino alle Cinque Terre dal valico delle Grazie. Se proprio volete una scusa per una sosta in più, potete anche sganciare il pedale tra Rapallo e Zoagli, poco prima della breve galleria, per ammirare, del Tigullio, lo scorcio compreso tra Rapallo, Santa Margherita Ligure e Portofino.

Da Chiavari prendiamo in direzione Carasco, che raggiungiamo dopo circa 5 chilometri di strada un po’ trafficata, soprattutto nei giorni feriali. Da qui, non vi potete sbagliare; i cartelli che indicano Rezzoaglio e Santo Stefano d’Aveto vi danno la giusta direzione. Sino a Borzonasca sono 10 chilometri di strada prevalentemente pianeggiante, con qualche salitella qua e là, dopodiché attacchiamo i 10 chilometri circa di salita e 700 metri di dislivello che ci portano, pedalando agilmente e senza particolari strappi, al Passo della Forcella che è anche un importante terminale di tappa dell’Alta Via dei Monti Liguri 

Intanto per cominciare, visto che abbiamo detto che è pedalabile, godetevi la salita: attraverserete suggestivi paesini, gallerie ombrose di pini marittimi, ampi balconi panoramici addossati sul verde dei prati E poi lassù, agli 871 metri della Forcella, che è la vera porta delle Valli dell’Aveto, prendetevi il tempo per ammirare, per respirare e per compiacervi, scrutando il fondovalle, della strada percorsa.  

Magari inizierete ad avvertire un po’ di stanchezza, o forse no perché siete super allenati, oppure un leggero languore; comunque sia, ora avrete sollievo perché dal Passo sino alla frazione di Cabanne di Rezzoaglio vi potrete godere un po’ di discesa e un pur breve tratto di rilassante pianura. Siamo nella patria della mucca cabannina, unica razza bovina autoctona della Liguria, per la produzione a chilometro zero di latte e formaggi assai prelibati. Questo per dire che, se vi doveste imbattere in un casaro, potrebbe valere la pena una sosta per un’addentata di formaggetta o una spalmata di ricotta su una fetta di pane, così alla buona: tanto siamo in bici, mica stiamo andando prendere l’aperitivo con la morosa.

Ora però non rilassiamoci troppo perché da Cabanne di Rezzoaglio dobbiamo prendere a sinistra, seguendo l’indicazione per Fontanigorda, affrontando i 5 chilometri per 400 metri di dislivello del Passo del Fregarolo. Lo dice la parola stessa: se non arrivate in ordine ad affrontare questa salita, siete fregati. Ma no, scherzo: se ne esco vivo io, che sono un tapascione, c’è speranza per tutti, anche se ogni tanto è necessario alzarsi sui pedali, mordere un po’ il manubrio, ondeggiare a destra e a sinistra per tagliare l’erta nei punti più perfidi. È una salita vera, come si dice in gergo, però ripagante; vuoi per i panorami che offre, vuoi per il bosco, che ci avvolge e sembra voler alleviare i nostri sforzi, almeno sino ai 1200 metri del valico. Siccome qui nessuno si sta allenando per il Tour de France, nulla vieta che a metà salita non vi possiate fermare un attimo ad ammirare le cime più significate della Val d’Aveto i cui nomi ve li snocciolo qui: Monte Penna, Aiona e Maggiorasca. Una volta valicato, eccoci in Val Trebbia e subito giù per una discesa da affrontare con la dovuta attenzione sino a Casoni di Fontanigorda.

Poco prima di arrivarci, sull’ultimo tornante, fermiamoci di nuovo. Ricordate che si parlava del territorio delle Quattro Provincie? Orbene, qui siamo in provincia di Genova, ma se guardate verso il fondo valle siete già nel piacentino, se invece puntate la riconoscibilissima cima del Monte Lesima (quello con la postazione radar sulla vetta) siete sullo spartiacque tra le valli Boreca e Staffora e sul confine della provincia di Pavia, se invece guardate verso la catena dell’Antola propriamente detta sapete che là oltre c’è la Val Borbera, e quindi la provincia di Alessandria. Finita la lezione di geografia, possiamo proseguire verso Fontanigorda dove – anche qui parla il toponimo stesso – se siete rimasti a secco con le borracce le potrete finalmente riempire con freschissima acqua di sorgente. A parte la sete, però, può anche essere che, giunti a questo punto, pure la fame inizi a farsi sentire.

Ma niente paura: Rovegno e la Taverna sono ormai a pochi colpi di pedale e ben presto un bel piatto di ravioli con sugo alla genovese, il celeberrimo “tuccu”, potrà abbondantemente ripagarvi della fatica. Conviene davvero fare benzina anche perché, dopo la pausa pranzo, ci aspettano un bel po’ di chilometri sulla statale 45 della Val Trebbia, una di quelle strade all’apparenza pianeggianti, ma che in realtà si snodano in un famigerato “mangiaebevi” che, se ti coglie in crisi di fame, ti colpisce come un pugno di Mike Tyson. Dalla Taverna Val Trebbia si riparte quindi in direzione Loco di Rovegno – buen retiro del poeta Giorgio Caproni – e poi alla volta di Montebruno, dove è opportuna un’altra pur breve sosta, stavolta non tanto per riempirsi la pancia, quanto per ammirare il ponte in pietra sul Trebbia e il Santuario di Nostra Signora di Montebruno. Proseguiamo quindi in direzione Torriglia che raggiungeremo (e qui: attenzione!) non certo attraversando le lunghe, mal illuminate e pericolosissime gallerie della statale, ma deviando poco prima sulla sinistra e seguendo l’indicazione per Buffalora. Eccoci così su una bella strada secondaria, di quelle che in autunno si coprono di foglie e che ci farà calare su Torriglia dall’alto della piccola frazione da cui, ancora poco più su, partono i bei sentieri da percorrere a piedi che portano sulla vetta del Monte Lavagnola, sull’Alta Via dei Monti Liguri e su quella famosa “via del sale” o “via del mare” che unisce Varzi a Camogli.  

La nostra gita volge ormai al termine: da Torriglia in meno di un’ora e mezza rientreremo nel centro di Genova valicando, dapprima, il Passo della Scoffera (altro terminale di tappa dell’Alta Via) e poi scendendo verso il quartiere genovese di Prato attraverso la strada provinciale di Davagna. Arrivati in fondo alla discesa e prima di buttarsi – ahimè – nel traffico cittadino è bene gettare uno sguardo alla struttura dell’acquedotto storico, lungo il quale si snoda un piacevole cammino che suggerisce, a chi a ama il lento andare, un modo alternativo di percorrere la Val Bisagno.

L’anello di Pietranera

Di @CesareLombardo  

Passata la Pasqua è tempo di ponti primaverili, che ci proiettano a grande velocità verso i weekend estivi, con le giornate che si allungano a dismisura e le temperature che invogliano all’outdoor. La classica gita fuori porta del sabato o della domenica si arricchisce della possibilità di fare sano movimento nella natura, regalandosi il tempo di una gita a piedi o in bicicletta. 

Per chi predilige le due ruote, ecco il suggerimento di uno stimolante itinerario con partenza e arrivo dalla Taverna della Val Trebbia

Si parte in direzione Rovegno, lasciandosi alle spalle la SS45, per raggiungere il capoluogo dopo pochi minuti di leggera salita. Al primo bivio non si può sbagliare: svolta a sinistra in direzione Foppiano, si transita a fianco della Parrocchiale e subito inizia una salita piuttosto impegnativa di 4 chilometri che ci porterà alla frazione di Pietranera. 

La strada è però fresca, ombrosa, immersa nel bosco per cui la nostra pedalata sarà piacevole con la possibilità, se siamo fortunati, di ammirare qualche capriolo risalire velocemente le balze al nostro sopraggiungere.

A un chilometro circa dall’abitato di Pietranera si apre sulla destra una strada sterrata piuttosto larga che, per chi monta le cosiddette gomme grasse, può essere percorsa sino alla vecchia Colonia di Rovegno, oggi in stato di abbandono, ma assai suggestiva per gli amanti del cosiddetto “urbex”.  

Altrimenti, proseguendo sulla provinciale, si arriva direttamente a Pietranera, introdotta da un’ampia curva per una foto da cartolina, coi suoi prati scintillanti, il campanile, le rare case tutt’attorno.  

Tiriamo un sospiro, di sollievo perché la dura salita è finita, ma anche di ammirato appagamento per una citazione bucolica stupefacente. Poco sopra Pietranera – la fatica supplementare richiesta è davvero minima – si raggiunge Foppiano (punto di partenza per escursioni a piedi o in mountain bike verso il Montarlone) se non altro per ammirare da vicino un tradizionale agglomerato di media montagna.  

Lanciamoci ora in direzione Casanova, lungo una meravigliosa strada di mezza costa di 5 km con vista mozzafiato sulla catena dell’Antola dominata, verso nord, dall’evidente cima del Monte Alfeo. Al limitare del bosco di castagno, ecco spuntare l’abitato di Casanova che raggiungeremo ormai con pochi colpi di pedale e pressoché in discesa. Non ci resta ora che puntare verso Fontanigorda, affiancando la chiesa Parrocchiale di San Pietro e facendo attenzione a non perderci, dopo poche centinaia di metri di discesa, l’antico ponte sul torrente Pescia e il mulino risalente al XII secolo. Meno di un chilometro ed eccoci a Fontanigorda, “Fonta” per gli amici 

Se non abbiamo fretta, vale la pena una sosta per una visita al celebre “Bosco delle Fate”, una vera e propria attrazione per i bambini, un “buen retiro” per gli adulti in cerca di pace e relax

Il centro urbano di Fontanigorda è minuscolo, ma vale la pena di essere attraversato in bicicletta, se non altro per ammirare la piazza della Chiesa, per proseguire lungo il carruggio di via Monte Ortigara e riconnettersi quindi alla provinciale. 

È ora di rientrare. Ci involiamo lungo i tre chilometri di discesa sino a Loco, riportandoci quindi nel territorio del Comune di Rovegno. Da Loco, la prediletta del poeta Giorgio Caproni nel cui piccolo cimitero riposa, pedaliamo agilmente in pianura sino alla Taverna, che raggiungeremo in pochi minuti lungo la mitica SS 45.