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Il giro del Monte Antola

Di @CesareLombardo  

Ph.@MarcoKanobelj 

La chiamano la montagna dei genovesi, ma i genovesi sono parsimoniosi non egoisti e quindi il Monte Antola, incastonato nell’omonimo Parco Naturale (www.parcoantola.it), è una bellezza fruibile da tutti e in qualsiasi stagione. La fioritura primaverile dei narcisi è quasi un marchio IGP, come la focaccia col formaggio di Recco, ma ciò non toglie che in Antola sia consigliabile salire ogniqualvolta si abbia voglia di ascoltare il respiro della terra, nel mutante volgere delle cosiddette biodiversità che rendono il territorio del Parco dell’Antola una meta irrinunciabile per gli amanti dell’escursionismo. 

Tutti i sentieri portano in Antola, che non sarà la montagna caput mundi, ma che è veramente raggiungibile da svariati punti di partenza e pure con diversi mezzi. Eh sì, perché nell’era futuristica delle e-bike si può pensare di giungere in vetta non solo a piedi, ma anche in sella a una bicicletta elettrica, sempre che le gambe non siano così poderose da permettere al biker di arrancare con la sola forza dei propri muscoli.

Nel caso, stretta di mano e complimenti vivissimi anche perché i sentieri, con i molti tratti di cosiddetto “single track”, non sono affatto semplici da praticare per gli amanti delle ruote grasse cui è richiesta, oltre a una buona forma fisica, anche un’affinata tecnica di conduzione. 
Ma procediamo con ordine e immaginiamo di dover consigliare almeno tre diversi modi per salire sino alla base del
la croce bianca della vetta.
 

Per grandi camminatori 

Dal 2000 il Cai di Sampierdarena organizza una manifestazione di grande fascino, da un paio d’anni purtroppo ferma causa pandemia: la Rigantoca. Si tratta di una marcia non competitiva di oltre 43 chilometri che parte dalle alture genovesi del Righi, sale al Monte Antola e termina nel paesino di Caprile, alle sue propaggini: RIG-ANTO-CA.  

Tuttavia, il percorso è lì, a disposizione di tutti e in qualsiasi periodo dell’anno a eccezione, forse, dei soli mesi con le giornate più corte, sempre che non si metta in conto di camminare qualche ora a luce di frontale. Unica raccomandazione: l’itinerario è adatto a un pubblico allenato. Si tratta, infatti, di percorrere dapprima circa 10 chilometri prevalentemente pianeggianti sulla costiera divisoria tra Val Bisagno e Val Polcevera, di salire alla Chiesetta di Sella e, dopo ancora un po’ di leggera salita, di scendere a precipizio in Valle Scrivia, in località Pratogrande di Avosso. Neanche il tempo di rigenerare le gambe e va subito affrontata la salita forse più dura di tutto il percorso: quella alla Chiesetta della Gorra, da cui si inizia ad ammirare la catena dell’Antola dal versante della Valbrevenna. Da qui, inizia la lunga, costante, ma non ripida salita verso la vetta dell’Antola attraverso i paesini sperduti della rustica Valbrevenna, le caratteristiche cappellette, i ruderi dei vecchi insediamenti rurali e lungo crinali inondati di luce e di colori, come quello sovrastante la Val Pentemina. Poco sotto la vetta, a 1460 metri, ecco il Rifugio Monte Antola  (www.rifugioantola.com). 

Dopo essersi rifocillati al rifugio, ancora un piccolo sforzo e siamo alla croce bianca della vetta, a 1597 metri. A parte i selfie” di rito, qui vale davvero la pena, se il vento in quota lo consente, prendersi qualche minuto per ammirare un panorama unico che spazia dal mare delle due Riviere alla catena delle Alpi di cui, nelle giornate più terse, sono visibili il Monte Rosa, il Cervino e il Monviso. Altrimenti, ci si può accontentare, si fa per dire, della sottostante ValBrugneto, con l’inconfondibile lago che è risorsa idrica per Genova e per il piacentino. E poi le cime più significative dell’Appennino nel territorio cosiddetto delle quattro provincie: Alessandria, Pavia, Piacenza oltre, ovviamente, Genova che qui è padrona di casa. A questo punto, la lunga gita è pressoché terminata; si può scendere verso Caprile, se proprio si vuole rispettare il percorso della Rigantoca, ma questo vale solo per chi ha la possibilità di farsi venire a recuperare da parenti o amici. Altrimenti, è consigliabile scendere direttamente a Torriglia, seguendo le evidenti paline segnaletiche, dove fanno capolinea le corriere che, in un’ora circa, riconducono a Genova, in pieno centro e proprio di fronte alla stazione ferroviaria.

Per chi ama pedalare 

A parte la possibilità di praticare mountain bike, con o senza propulsione elettrica, sui molti sentieri di crinale dell’Antola (cercate su Facebook la pagina dell’Antola Bike Park Area), una gita che ha sempre affascinato chi scrive nasce dall’idea – purtroppo mai realizzata – di organizzare un triathlon dal mare di Genova alla vetta dell’Antola. In sostanza, basta riprendere almeno parte di quell’idea, limitandola alle due frazioni del ciclismo e del podismo, che in questo caso è trekking o, se proprio abbiamo una marcia in più, trail running.

Stabiliamo allora di partire dal centro di Genova, o meglio dal lungomare di Corso Italia, in sella alla bicicletta (per chi desidera utilizzare l’e-bike chiuderemo un occhio) e di risalire la Val Bisagno per giungere, lungo la meno trafficata strada provinciale che attraversa il territorio del comune di Davagna, sino al Passo della Scoffera, che è terminale di tappa dell’Alta Via dei Monti Liguri. Da qui, dopo breve discesa e poi ancora qualche chilometro di salita, si raggiunge Torriglia dove è raccomandabile una sosta appetitosa per gustare il tipico canestrello, delizioso dolce della tradizione locale che ogni maestro pasticcere fa un po’ a modo suo, senza mai deludere le aspettative dei buongustai. Da Torriglia, il percorso procede in salita per altri cinque chilometri sino alla galleria di Garaventa, oltrepassata la quale si apre lo scenario incantevole della Val Brugneto e dell’omonimo lago, della catena dell’Antola propriamente detta e di tutte le frazioni e i paesi disposti a corona sopra l’invaso: Bavastri, Bavastrelli, Propata, Caffarena, Rondanina. E proprio a Bavastrelli lasciamo la bici per proseguire a piedi la nostra ascesa: di buon passo, in un’ora e mezza si raggiunge la vetta e il primo orizzonte cui lo sguardo anela è proprio quello del mare, non fosse altro per congratularsi con stessi all’idea di essere partiti da laggiù sei o sette ore prima. E ora coraggio: il ritorno è quasi tutto in discesa. Quasi: ricordate che siamo in Liguria.

L’Antola per tutti, soprattutto per famiglie 

Chi ha letto sino a qui può avere l’impressione che in Antola possano salire solo ultratrailer o ironman. Niente paura. L’Antola è per tutti. Soprattutto per chi desidera godersi una giornata di sano e rilassante cammino nella Natura. Soprattutto, possono salire famiglie con bambini, sia perché i sentieri escursionistici sono semplici e privi di pericoli, sia per l’interesse didattico legato alle biodiversità di cui si diceva all’inizio, con il corollario delle varietà paesaggistiche, floreali e faunistiche che rendono quest’area un libro di scienze naturali a cielo aperto. Infine, per parlare più alla pancia dei piccoli escursionisti, non dimentichiamo il rifugio, con la possibilità di un meritato pranzetto o di una merenda, o addirittura di pernottare, per vivere – magari – la prima esperienza di una notte in quota, non prima di avere ammirato lo spettacolo di una stellata, in un cielo dove praticamente non esiste inquinamento luminoso. 

Ce n’è più che a sufficienza, mi pare, per decidere di partire, zaino in spalla, per la vetta dell’Antola salendo da uno dei molti punti di accesso alla vetta. Per una gita davvero a misura di bambino, raccomando vivamente di consultare l’enciclopedia on line delle gite in Liguria adatte alle famiglie www.101giteinliguria.it 

Detto questo, non posso certo esimermi dal dare il mio consiglio. Salite in auto sino alla località detta Casa del Romano, sopra il comune di Propata. Occorre solo stare in guardia verso una streghetta di nome cinetosi: se i vostri bambini, cioè, soffrono di mal d’auto, è meglio che rinunciate per pietà verso i tappetini dell’automobile. Ma se il rischio non sussiste, vale davvero la pena raggiungere questo panoramico crocevia tra le Valli Trebbia e Borbera, caratterizzato da un osservatorio astronomico dove si svolgono diverse interessanti attività di divulgazione scientifica adatte, ovviamente, anche ai più piccoli. Da qui, siamo già a 1400 metri di quota, la salita all’Antola è la più facile, per lo meno quella con minore dislivello, ma non per questo poco attraente in quanto percorre un sentiero di crinale che permette di ammirare, da un lato, l’abisso della Val Borbera, dall’altro, l’ampia e solare Val Trebbia sino a che non ci si tuffa nella faggeta che, risalendo il fianco ovest dell’Antola, culmina ai piedi della bella e fiera croce bianca, che si raggiunge in un batter d’occhio, dopo la doverosa sosta alla Cappella di San Pietro per una preghiera, per i più devoti, o perché la tradizione del “salire in Antola” vuole così. 

Io vi lascio qui: dopo avervi raccontato molto, dell’Antola, ma sicuramente non tutto. Chissà quante cose sono rimaste intrappolate nella tastiera. Poco male: salite lassù, ammirate, giudicate con i vostri occhi e scoprite pure da soli il perché i genovesi sono parsimoniosi, ma non egoisti. 

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