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Un cuoco in Trebbia

IL CUOCO SI TUFFA IN TREBBIA E IL VIDEO DIVENTA VIRALE
In montagna non bastano buoni prodotti per tenere in vita un’attività. Bisogna sapersi raccontare

Titola così “Il nuovo giornale” della diocesi di Piacenza Bobbio, un bellissimo articolo sulle attività della Val Trebbia.

Abbiamo raccontato alla Dott.ssa Barbara Sartori, la giornalista autrice di questo pezzo, la nostra storia e il sentimento che ci lega a questa valle meravigliosa.
Le abbiamo parlato di cuore e passione e con cuore e passione Barbara ha scritto un articolo che ci ha profondamente commosso.
Lo riporto di seguito per intero, non saprei cos’altro aggiungere se non un grande “GRAZIE”.

Leggi l’articolo originale

Mentre a Piacenza si discute sull’alta densità di supermercati, in montagna l’urgenza è tenere aperte le attività che – a dispetto di spopolamento, burocrazia, trasporti – rappresentano non solo dei punti commerciali ma dei presidi di servizi e di relazioni. Siamo stati agli estremi confini della diocesi, in alta Val Trebbia, […]

“Nel piatto di ravioli ci mettiamo il territorio”
Chi ci è riuscito, anche se le sue radici sono in città, a Genova, sono Luca Pirrello e Laura Cambiaso de “La Taverna” di Fontanelle di Rovegno. Sono arrivati dieci anni fa con i figli che oggi hanno 18, 15 e 11 anni. Lui architetto, responsabile dell’Ufficio tecnico della Fondazione “Auxilium” della Caritas genovese, lei impiegata nello stesso organismo, hanno fatto della comune passione per la cucina e per il verde una scelta di famiglia.

“Siamo casa e bottega”, ci raccontano, ridendo, seduti a uno dei tavoloni di legno del loro chalet immerso nella natura, con il camping a due passi e il fiume che scorre poco più sotto.
Il pianoforte in sala e le chitarre appese alle pareti tradiscono un’altra passione. E non è raro che Luca, spenti i fornelli, si metta a suonare per i clienti. “Avere un locale in città con tre bambini piccoli – per la spesa e per la gestione familiare – era impossibile. Qui abbiamo trovato la nostra strada, dichiarando subito alla clientela che il nostro intento era di viverla con la famiglia”. Così è stato.
Rachele, la piccola di casa, è cresciuta girando tra i tavoli.
“Chiedeva: «mi fai assaggiare?». O regalava cioccolatini dicendo: «torni a trovarci». E senza che nessuno le suggerisse nulla!”.
I figli maggiori, uno studente di informatica, l’altro al liceo artistico, sono a Genova nel fine settimana tornano a Fontanelle.
La minore frequenta le Medie a Rovegno: una pluriclasse con 8 alunni in prima e 4 in seconda.
La sfida di famiglia è vinta.
Così quella lavorativa. “Abbiamo rilevato una pizzeria, l’abbiamo trasformata in ristorante e siamo stati liberi di fare i nostri esperimenti”. Luca ha imparato a cucinare da autodidatta, studiando qualcosa di nuovo giorno dopo giorno.
E ingaggiando i clienti in serate a tema in cui loro stessi valutavano i piatti e decretavano quali sarebbero entrati nel menù.
“La mia fortuna l’ha fatta Facebook”

“Ero più esperto di marketing e grafica – non nasconde Luca -. La gente deve sapere che ci sei e avere un motivo per farsi 50 chilometri da Genova o 70 da Piacenza”.
Tra i primissimi nel settore, nel 2009 apre la pagina Facebook del ristorante. “È stata la mia fortuna. Abbiamo capito che ci voleva un prodotto riconoscibile: cosa ci piaceva fare? I ravioli. Abbiamo puntato su quelli. Ma un buon prodotto non è sufficiente oggi. Cosa servire insieme a un piatto di ravioli? Qui abbiamo la natura, il Trebbia, la baita. C’è il valore aggiunto della nostra famiglia. Abbiamo iniziato a raccontarci”. Nasce quasi per scherzo il video del “cuoco in Trebbia”: Luca, in divisa da chef, si tuffa nelle limpide acque dei “laghetti”. Diventa virale. Da 2mila fan la pagina della Taverna passa a 14mila.
La gente si spinge fin quassù anche da Milano.
Ma Luca e Laura non sono due da tutto fumo e niente arrosto. “Ci vuole coerenza. Il cliente deve trovare quel che gli ho raccontato”. Le richieste di poter gustare i loro ravioli in città li ha portati ad aprire, nel 2015, in centro a Genova, un take away, “Raviolevia”, con pasta realizzata a macchina ma con la qualità del prodotto artigianale. L’obiettivo era creare occupazione, insegnando a dei giovani una professionalità che potessero portare avanti da soli. Qualcosa non ha funzionato e Luca e Laura, nonostante le pressioni della clientela, nel giugno scorso hanno scelto di chiudere. “Stiamo lavorando con un possibile socio per diventare il centro produttivo di un franchising. Tutto è nato qui e il cuore deve restare qui. Sulla qualità non deroghiamo. Anche ai camerieri, quando facciamo il colloquio, più che la tecnica chiediamo la sostanza, la capacità di interagire con i clienti”.

Barbara Sartori